fonte: Mattino di Padova del 27/01/2026, di Federico Franchin
Peruzzo (Ugl): «Il comparto turistico ha difficile accesso al Fondo di Integrazione Salariale»
Circa duemila lavoratori del bacino termale euganeo rischiano ancora oggi di rimanere senza stipendio per uno o addirittura due mesi all’anno. Il nodo è sempre lo stesso, il mancato riconoscimento del Fis, il Fondo di Integrazione Salariale, una forma di cassa integrazione che garantisce l’80% della retribuzione nei periodi di sospensione dal lavoro. Una misura che esiste, viene finanziata anche attraverso trattenute in busta paga, ma che nei fatti resta difficilmente accessibile per il comparto turistico termale.
A denunciarlo è Andrea Peruzzo, rappresentante di Ugl Terziario Bacino Termale Euganeo, che da anni porta avanti una battaglia diventata ormai strutturale: «Dopo numerose richieste ci aspettavamo che nell’ultima manovra di bilancio il Governo reinserisse il Fis per i lavoratori del bacino termale euganeo. Così non è stato. Oggi viene garantito solo in casi particolari, come chiusure per grandi ristrutturazioni alberghiere o altre causali che raramente corrispondono alle reali esigenze delle aziende e dei lavoratori» sottolinea Peruzzo.
Il problema riguarda soprattutto la stagionalità. Quando gli alberghi chiudono o sospendono l’attività per calo di lavoro, centinaia di dipendenti a tempo indeterminato restano senza reddito e senza contribuzione previdenziale.
«Chiediamo che il Fis venga riconosciuto in modo stabile anche nei periodi di sospensione legati alla stagionalità, perché il nostro è un settore strutturalmente stagionale» prosegue il sindacalista.
Ugl Terziario Bacino Euganeo si batte su questo fronte da oltre venticinque anni, fin dal decreto legge del 2005, convertito in legge. Con l’introduzione del Jobs Act e del decreto legislativo del 2015 è stato istituito il Fis in seno all’Inps, ma l’accesso è rimasto vincolato a causali troppo rigide. Il risultato è un paradosso che mette i lavoratori davanti a una scelta drammatica: restare assunti a tempo indeterminato accettando mesi senza stipendio, oppure dimettersi e diventare precari per poter accedere alla Nassi.
«Stiamo parlando di numeri enormi, il bacino termale euganeo ha un numero di lavoratori paragonabile a quello di Mirafiori. Non capiamo perché per i metalmeccanici la cassa integrazione sia un diritto consolidato e per il turismo no» attacca Peruzzo. Negli ultimi anni il sindacato ha tentato più volte la strada parlamentare, presentando emendamenti alla Commissione Lavoro della Camera, anche se finora senza successo.
Ora l’obiettivo è tornare a sollecitare il legislatore e aprire un confronto istituzionale, chiedendo anche un’audizione al neo presidente della Regione Veneto Alberto Stefani, per riportare al centro una vertenza che rischia di impoverire un intero territorio. Oltre al tema degli ammortizzatori sociali, Ugl richiama anche le altre criticità del comparto, dalla carenza di personale ai bassi salari, proponendo la riapertura di un tavolo negoziale per un nuovo contratto territoriale.
«Senza interventi concreti il rischio è quello di portare il bacino termale euganeo, come qualcuno ha detto recentemente, direttamente nella fossa» conclude Peruzzo.