La questione giuridica
Un dubbio frequente riguarda i lavoratori giudicati “non idonei” dal medico competente: il datore di lavoro può sospenderli subito dal servizio e dalla retribuzione?
Secondo la Corte di Cassazione (ord. 24973/2025), la risposta è no. La sospensione non è automatica e, in molti casi, può rivelarsi illegittima.
Quando la sospensione è legittima
La Cassazione ha chiarito che la sospensione unilaterale del rapporto di lavoro, con conseguente interruzione della paga, è consentita solo se la causa non è imputabile al datore di lavoro.
In altre parole, l’azienda può sospendere senza retribuzione esclusivamente quando dimostra di non avere alcuna alternativa praticabile.
Il rischio di un giudizio medico errato
Se il giudizio di inidoneità espresso dal medico aziendale viene poi riformato (ad esempio, dopo un ricorso del lavoratore), la sospensione risulta illegittima.
In tal caso, il datore di lavoro è obbligato a pagare tutte le retribuzioni arretrate per il periodo di sospensione.
Non basta affidarsi al medico
Non è sufficiente che l’azienda invochi il proprio “affidamento” sul parere del medico per giustificare la mancata retribuzione.
Il datore di lavoro deve provare di non aver potuto agire diversamente, dimostrando che non esistevano altre soluzioni, come:
- l’assegnazione a mansioni compatibili,
- la temporanea modifica del ruolo,
- misure organizzative alternative.
La regola generale: il rischio non grava sul lavoratore
La Suprema Corte è chiara: il rischio di un errore medico non può ricadere economicamente sul dipendente.
Se la sospensione è stata ingiustificata, il lavoratore ha diritto a ricevere lo stipendio arretrato per tutta la durata del periodo in cui è stato escluso dal lavoro.